Perché TEDxRoma è una boccata d’aria fresca per la mente (mia e di tutti)

“Sì, ma è di nicchia, un evento per pochi, per intellettuali”. In generale, questo è quello che mi rispondono persone, amici e conoscenti quando parlo di TED (no, non l’orsetto carino e un po’ dispettoso dei film). Mi riferisco a TED (tecnologia, entertainment e design), la conferenza ideata da Chris Anderson nel 1984 con l’obiettivo far circolare “idee che meritano di essere diffuse” e che da 5 anni approda oramai anche a Roma come TEDxRoma (la x sta per indipendent). TEDxRoma è diventato uno degli appuntamenti che metto in agenda (e nelle mie pause pranzo rapide e indolori) e sono davvero convinta che sia una boccata di aria fresca per la mia mente (e, in questo caso, anche per Roma). Intanto, il 15 settembre arriva TEDxRoma Salon per parlare di rifugiati in contemporanea con altre città europee e l’anno prossimo arriva TEDYouth (per i giovani appunto) in collaborazione con il Miur.

Scienza, tecnologia, intelligenza artificiale, ma anche sociologia, psicologia e etica. 18 gli speakers di quest’anno per parlare di linguaggio, di democrazia e anche di empatia con l’altro. Di land grabbing (do you know land grabbing?), di algoritmi, big data e net-neutrality. Per mettere in discussione noi stessi, il nostro modo di vedere le cose e il mondo e per darci l’opportunità di ri-avvicinarci all’altro attraverso un linguaggio universale. Per fermarci un attimo e dare spazio ad un concetto inclusivo, quello dell’esperanto, che come ha ricordato l’organizer Emilia Garito “è molto importante oggi, in un’epoca in cui i cambiamenti sono molto veloci”.

TEDxRoma non è solo una conferenza di speakers on stage. TEDxRoma è anche una giornata per raccontare, esprimersi e vedere le cose da una prospettiva diversa, ma che non è poi così nuova: la prospettiva dell’altro e della cittadinanza universale, del valore comune e del bene comune, come ci ricorda Lorenzo Romito. Per comprendere come le nuove tecnologie possano aiutarci in questo nuovo umanesimo digitale, per darci spazio non solo come semplici users ma anche come producers e prosumers, di data e di contenuti. Come valore aggiunto nel mondo connesso e digitale dove fare network significa anche self-determination e dove abbiamo il diritto di costruire internet “by the people e for the people”, come Luca Belli ci incoraggia a fare.

Ma anche una giornata per ricordarci quanto in realtà siamo fragili e abbiamo tutti paura di non essere accettati, di come la nostra capacità di sopravvivenza dipenda dalla nostra capacità di comprensione e alla fine di ogni esperienza infiliamo tutto nel nostro bagaglio emotivo, fatto di colori e di “Good Feelings”. Perché, come Raluca Andreea Harthea insegna, “il colore è l’essere in un mondo comune con tutte le persone del mondo”.

E, infine, l’idea dall’esperienza in prima persona di Ismael Cala che abbiamo la nostra storia, ma allo stesso tempo dobbiamo staccarcene per trovare la saggezza che ci serve per esplorare e godere della felicità, con noi stessi e con gli altri.

Insomma.. Sarà pure di nicchia -dicono- e destinato a “un ceto medio riflessivo intellettuale” (per citare amici spiritosi), ma io alla fine della giornata torno a casa facendo il check della mia what to do annuale, tiro le somme e metto nero su bianco in agenda. E nel frattempo penso che per fortuna là fuori ci sono persone stra-ordinarie che hanno a cuore il mondo, il pianeta, gli altri e quello che chiamiamo (ancora tutti con difficoltà) bene comune.

TED è X tutti. Xvolte Grazie. 

 

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