Perché Imen Jane e Francesca Mapelli non possono dirci come lavorare e quanto guadagnare

francesca mapelli imen jane

Esistono due tipi di persone: quelle che ringraziano le commesse e quelle che ti spiegano come stare al mondo. Nel secondo gruppo ci sono Francesca Mapelli e Imen Jane.

Non è una questione di comunicazione. Non è neppure uno scivolone o una ragazzata, come qualcuno vorrebbe farla passare. Il comportamento delle due giovani influencer in vacanza a Palermo è, semplicemente, questione di buona educazione, una delle basi che non ha a che fare né con la sensibilità di essere donna né con le tue origini. L’educazione o ce l’hai o non ce l’hai: e le due amiche – che sembrano essere uscite da un episodio di Gossip Girl – non ce l’hanno. Questa non è la generazione Millennials – che le due si vantano di rappresentare sui social. La generazione Millennials è quella che hanno deriso e insultato pubblicamente negli occhi e nell’impegno della commessa che stava svolgendo il suo lavoro e che le due hanno interpretato come un loro intrattenimento on tour – a “noi Milanesi rompicoglioni”. Come dire: “devi essere il mio passatempo mentre io sto spendendo il mio tempo qui al sud”.

Spocchia, esagerazione, protagonismo mascherato da volontariato: è quello che abbiamo visto, letto e sentito nelle stories di Imen Jane con amica Francesca Mapelli nel sentenziare sulla commessa, colpevole e responsabile – a detta loro – del suo guadagno di 3 euro all’ora. Non è un fatto di bolla. È l’essere privilegiati e l’atteggiamento da snob che ti fa sentire in diritto di giudicare gli altri: per il loro non studiare, non informarsi, non darsi da fare per acquisire quel livello di cultura che ti dà le opportunità. Quelle che le due amiche hanno avuto calate dall’alto e per le quali non hanno dovuto superare barriere, subire mobbing, sentirsi inadeguate, frustrate e angosciate. Senza provare la paura del non arrivare a fine mese: perché per loro non c’è necessità di aprire il conto per sapere se questo mese riusciranno a pagare l’affitto, le bollette o quel master che apre le opportunità di cui tanto si riempiono la bocca.

“A quel punto Mape le ha detto che se si fosse informata abbastanza avrebbe potuto avere l’occasione di essere pagata tre volte tanto come guida turistica”: eccolo qui il classismo in versione stories di chi vuole spiegarci la vita e pensa di essersi meritato le cose, ma che per portarsi avanti dichiara il falso su titoli di studio e si fa titolare come economista.

Eccole le under 30 che pensano di rappresentarci: vengono al sud ostentando riccanza, utilizzando inglesismi per dire uova strapazzate, prendendo in giro tassisti e persone, sposando cause ambientaliste per semplice protagonismo e perbenismo. Sono loro e sono legittimate dal nostro follow, dai commenti e dalle condivisioni che fanno da corredo al loro pacchetto da influencer: ecco come nascono i fenomeni oggi. Perché mentre la psicologia del like ci porta ad essere parte del loro guadagno, loro vogliono anche insegnarci la vita. A forza di batti cinque e orgogliosi #preach.

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