#PuntoEaCapo: Chi paga il mio tempo?

smart working

Chi paga il mio tempo? È la domanda che dovremmo porci tutti, quando ci svegliamo al mattino e ci mettiamo di buon animo – volontà e caffeina inclusi – produttivi davanti al pc, smartphone o qualsiasi altro dispositivo (per chi fa il mio mestiere).

Il lavoro che faccio richiede molto tempo. Per leggere la rassegna stampa quotidiana (di settore, di interesse generale, locale e anche di nicchia), per tenermi aggiornata su quello che succede nel mondo e starci al passo – su Twitter, su Instagram, su Tik Tok. Richiede anche tempo per prendere un caffè con una persona perché il mio lavoro è fatto di relazioni, persone, community. E le relazioni si coltivano e per coltivare – seminare e raccogliere – ci vuole tempo. Ma anche tanto impegno.

Il tempo ha un valore. E il valore si misura. Ma siamo noi a dover essere responsabili del nostro tempo e del valore che decidiamo e scegliamo di dare al nostro tempo. In relazione agli altri e anche a noi stessi. Il tempo ha un valore e richiede anche energia.

Nel mondo di oggi – il mondo del Covid – il tempo è diventato ancora più prezioso, perché abbiamo scoperto che è possibile lavorare per obiettivi. Non per fasce orarie. Il tempo ha un valore e il valore si paga.

Se per raggiungere un ufficio, una sede, una sala riunioni devo spendere un’ora per raggiungere quel posto – ovvero spostarmi in motorino, muovermi nel traffico, cercare parcheggio e aver speso, in questo modo, un’ora in più che avrei potuto impiegare nella mia giornata di lavoro – allora quel tempo che io sto dedicando assume ancora più valore. Perché nessuno pagherà quell’ora di buco di tragitto + traffico + parcheggio.

Dunque, chi paga il nostro tempo? Noi. Scegliendo come distribuire le nostre energie, la nostra creatività, la nostra professionalità. Perché il nostro tempo costa, ha un valore. E anche noi abbiamo un valore. Me l’ha ricordato un’amica. Perché è vero, a volte dimentichiamo il nostro valore. E le amiche servono anche a ricordarti la strada che hai fatto, per arrivare ad essere la professionista che sei diventata, e quella che stai facendo per migliorarti sempre, crescere, imparare. Perché non si smette mai di imparare. E io sto imparando – ancora – a rispettare e valorizzare il mio tempo. Il resto lo lascio fuori dalla porta di casa. E anche dallo smartphone.

*A seguito della pubblicazione su Instagram, questo post ha ispirato un episodio del podcast Learning & Chill di Giulia Iozzo. Un grande piacere per me! Ascoltalo qui sotto ⤵

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