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Sterling Point su Prime Video ci insegna che va bene togliere il superfluo per farci battere l’anima, più che il cuore

sterling point

Avessi avuto vent’anni, non l’avrei vista con la stessa profondità di analisi con cui l’ho vista oggi, a trent’anni. Sterling Point – L’Isola dei segreti su Prime Video è una serie tv con protagonisti giovanissimi, anche adolescenti, alle prese con drammi familiari, segreti e momenti di transizione da una svolta all’altra della vita. Per lo meno, questo è quello che ci dice all’apparenza. E che mi ha detto all’apparenza. Fino a quando non mi sono fermata a riflettere. Perché è proprio questo che ti fa fare Sterling Point: ti fa rallentare e ti fa riflettere.

Intendiamoci. Quando l’ho vista ero appena uscita dalla chimica accelerata di Off Campus e, passare dal frizzante clima della Briar University a quello molto introspettivo di un’isola canadese piena così di segreti e non detti, è stato un impatto che ha tirato fuori più stratificazione emotiva di quanto mi aspettassi.

È vero, i protagonisti sono tutti giovanissimi, ma nonostante siano poco meno che ventenni, hanno già attraversato un percorso di maturazione e consapevolezza che via via, dall’arrivo di Annie sull’isola a crescere, matura in gruppo. È nel gruppo che si scoprono tra loro e tra loro razionalizzano insieme paure, traumi, fobie. Sottraendo e ricomponendo le emozioni – creandone anche di nuove – e tirando fuori la maturità con i propri tempi e con i propri codici di narrazione. È qui che Sterling Point mi ha costretta a rallentare e che – secondo me – porta lo stesso spettatore a rallentare, che lo si voglia più o meno consapevolmente. Non c’è la fretta di decifrare, ma ti porta ad accogliere ogni cambio di prospettiva e di umore che dà forma al racconto e che accompagna i personaggi. Ciascuno con la loro introspezione.

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Ed è qui che vengo alla riflessione che portavo in apertura

Ogni personaggio è una struttura dei trent’anni, la proiezione di tante piccole emozioni che ci incasinano la testa. Annie, sopraffatta dall’ansia e dalla paura del rifiuto e, anche per questo, in competizione con se stessa oltre che con i suoi limiti, ma per questo non meno decisa ad abbracciarli e farne dei punti di forza. Ramona, che conosce la dimensione dell’assenza e dell’autosufficienza, ma non per questo non meno aperta alla costruzione della vicinanza e del ricercare l’affetto autentico. Connor, in cerca di equilibrio e di se stesso, spesso invisibile nella sua esuberanza e raggomitolato su se stesso. Ellis, il porto sicuro che sa sviare la tempesta, ma non affrontarla per come vorrebbe. E poi c’è Oona, la nota di colore in una scala di grigi – il lato teen, frizzante, ironico della paura dell’abbandono.

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Ecco. È tutta questa micro-componentistica da trentenne che fa di Sterling Point una serie per giovani adulti, più che per giovanissimi ventenni. Ed ecco perché Sterling Point è un rifugio dove potersi fermare per decifrare quello che siamo stati e che, sotto alcuni aspetti, siamo ancora. È un esercizio di tenerezza verso quella parte di noi che ha cercato – e ancora cerca – risposte nei posti sbagliati e nelle relazioni isolate, con la frenesia di esserci e arrivare al punto di arrivo. Quel punto di arrivo, però, è molto spesso la dimensione delle nostre emozioni sotto pressione e in overwhelming. Dunque è per questo che Sterling Point piace e ci serve.

È una serie che ci insegna che va bene sottrarre il superfluo quando così è diventato e aggiungere nuovi fondamentali quando a questi siamo pronti. Che ci aiuta ad assimilare le paure – soprattutto quelle meno evidenti, che non fanno rumore – e che va bene avere qualche margine sfrangiato. Per dirla come l’ho detta ad alta voce a chi mi ha chiesto cosa ne pensi di Sterling Point, è una serie che non è pensata per farci battere il cuore, ma per farci battere l’anima. Ché è quello che a trent’anni ci serve. Oggi soprattutto.

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Elania Zito
Elania Zito

Sono Elania e sono una Digital Communication & PR Strategist. Sono specializzata in comunicazione e linguaggi, in particolare in comunicazione europea e integrazione europea. Racconto l’Europa fuori dalla bolla con la mia newsletter Bubble e il podcast settimanale UEcup!, ho un Dottorato di Ricerca in Studi Politici e lavoro principalmente con Bruxelles. Ho scritto “La comunicazione politica in Italia” e un saggio sulla leadership di Mario Draghi.

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