Che cosa succede ora all’Unione Europea?

Siamo rimasti tutti appesi di fronte agli episodi che ci hanno portato al gran finale di stagione del 31 gennaio 2020, quando la Gran Bretagna ha definitivamente lasciato l’Unione Europea. E il politically correct suggerisce di dirci dispiaciuti per la perdita dei nostri amici d’Oltremanica – e lo siamo, davvero. Ma al di là del sentimento, la Brexit può essere un’occasione di rilancio per l’Unione Europea che in questi ultimi dieci anni è andata avanti in affanno: da una parte, la crisi economico-finanziaria del 2008 ha forzato la mano di una governance economica europea impreparata di fronte alle conseguenze che ha prodotto; dall’altra, la crisi politica che inizia già all’indomani di Maastricht e che oggi si divide tra integrazione e capricci sovranisti. Insomma, God saves the Queen – che tra Boris Johnson e Harry e Meghan non è sicuramente un momento roseo -, e qualcuno metta mano all’Europa ora. L’idea che la Brexit travolga l’Europa è tramontata ancora prima del 31 gennaio. E a darci il segnale giusto ci ha pensato la Scozia con la sua dichiarazione d’amore «Europe, let’s continue our love affair». Nessun uomo l’avrebbe detta meglio di così, neppure a San Valentino. E chi siamo noi per non innamorarci della Scozia?

Ad ogni modo, sembra esserci Ursula a tirar su le redini di questa nuova Europa. Da tempo non si tirava fuori un po’ di sana determinazione dalla leadership europea. «Siamo determinati», ha detto Ursula a Bazoches alla Jean Monnet House, parlando insieme ai due Presidenti di Parlamento Europeo e Consiglio Europeo, David Sassoli e Charles Michel, sul Futuro dell’Europa. Finalmente! – verrebbe da aggiungere. Sfide future, posto dell’Europa nel mondo e ambizioni dell’Unione Europea in materia di clima e digitale sono i punti di cui hanno discusso i tre Presidenti. Un discorso proiettato sui cittadini e sulla costruzione di una Europa a prova di giganti – commerciali e del web – con il Green Deal schierato da una parte e la Commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager dall’altra. L’occasione della Brexit non va sprecata, insomma. Certo, nei prossimi mesi ci ritroveremo ancora Boris Johnson al tavolo con Michel Barnier (Capo negoziatore della Brexit per l’UE), ma Ursula si è già messa a lavoro da mesi per riformare alcuni aspetti dell’Unione Europea. Non è un caso che a capo di Thierry Breton ci sia la nuova DG Défis con la responsabilità sulla difesa industriale e lo spazio, mansioni prima inglobate dalla DG GROW (Mercato Interno): una scelta che fa pensare che l’idea di una nuova sovranità europea non è poi così lontana dunque.

Per proseguire, poi, con l’intenzione di riesaminare la governance economica europea. La Commissione Europea ha, infatti, lanciato una comunicazione per rivedere i cosiddetti Six Pack e Two Pack con l’obiettivo di coinvolgere gli stakeholders in un dibattito pubblico attraverso una piattaforma che sarà online per quattro mesi per raccogliere suggerimenti sulla materia. Che sia un consiglio che arriva dalla nuova BCE a guida Lagarde? Certo è, che se la strada che la Commissione ha deciso di percorrere è questa, l’ipotesi di un’Unione Europea più politicizzata non è più così astratta. Quella della partecipazione sarebbe così la contropartita offerta dall’Unione Europea per aver sacrificato lo Spitzenkandidat alle ultime elezioni europee. Nel frattempo, sul MES si sarebbe trovato un accordo e sarebbe finalmente chiuso. E, con ogni probabilità, di UEM in Italia torneremo a parlare ad aprile.

«Le sfide e le opportunità con cui si interfaccia l’Unione Europea non sono cambiate a causa della Brexit», e ha ragione Ursula. L’Unione Europea «aprirà una nuova pagina» della sua storia a 27. Era ora, aggiungo io. Toccherà solo trovarci preparati. Dopotutto non è così complicato.

 

Follow:
Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close Me
Looking for Something?
Search:
Post Categories: